Chi era Santa Rita da Cascia

La storia di Margherita Lotti è una delle più conosciute al mondo. Venerata per la pace del suo santuario e per le grazie, chi era Santa Rita da Cascia?

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La storia di Margherita Lotti è una delle più conosciute al mondo. Rinata in Cristo come Rita, è venerata per la pace regalata dal santuario dove riposa, e come taumaturga di grazie. Chi era Santa Rita da Cascia?

Santa Rita: la giovinezza a Cascia

Margherita Lotti nacque, secondo la maggior parte delle cronache, el 1381 a Roccaporena in provincia di Perugia. All’epoca, la cittadina umbra era un comune affermato: è in questo periodo infatti che il concetto comunale assume il suo massimo splendore. Nonostante fosse contesa tra i territori di Norcia, Leonessa e Spoleto, fu solo nel XVI sec che si sottomise allo stato pontificio. Nel periodo dei natali di Santa Rita da Cascia quindi, il territorio perugino conoscveva un periodo di grande prestigio.

Sin da fanciulla Margherita desiderava entrare in convento, per soddisfare la sete di fede che la pervadeva ardentemente. I genitori invece, benestanti proprietari terrieri, le organizzarono un’unione vantaggiosa con un ufficiale di guarnigione che non poteva essere più distante dall’animo quieto di Margherita.

Il matrimonio

I genitori, religiosissimi, la educarono ad un profondo rapporto con il Signore: sin da piccola fu protagonista di prodigi impensabili e intensi atti di fede. Anche il matrimonio, celebrato quando era ancora troppo giovane, fu per ella un atto di amore e devozione. Il marito, uomo conosciuto per la sua impetuosità e violenza, era spesso implicato in atti deplorevoli e in faide locali.

Per Santa Rita da Cascia questi furono anni bui: le prove che le si sottoposero la resero ancor più pia e giusta; con il tempo riuscì anche a cambiare il marito, soprattutto dopo la nascita dei figli che essi amavano più di ogni cosa. Nonostante avessero raggiunto il tanto agognato equilibrio coniugale, crudeli prove stavano per ripresentarsi alla loro porta.

Margherita rinasce Rita da Cascia

Quando i figli erano ormai giovinetti adolescenti, il padre fu assassinato proprio a causa di una faida con un’altra famiglia locale. Margherita, avendo saputo che i sicari non si sarebbero fermati prima di aver sterminato tutti gli appartenti alla famiglia, fece voto a Dio di donargli la vita dei propri figli in cambio della salvezza della loro anima.

Un anno dopo la morte del marito anche i figli morirono di malattia, lasciando Margherita sola e nel più profondo sconforto. Aveva accettato ormai serenamente la vita impostale dalle consuetudini medioevali; rimaneva però vivo in lei il desiderio di votare la propria vita a Cristo, come avevano fatto i santi a cui si riferiva nelle sue preghiere. Ecco perchè, dopo aver abbandonato ogni velleità terrena, si ritirò in convento nel 1407.

La vita in convento e “la spina”

Eseguì il noviziato nel monastero di Santa Maria Maddalena. Durante questi primi anni, Rita venne fortmente messa alla prova dalle consorelle e dalla badessa che non smisero mai di testarne la fede. Ma ella ne era pregna e soprattutto era destinata davvero a servire Cristo e a testimoniare in suo nome. Usciva spesso dal monastero per svolgere opere di carità per i poveri e gli ammalati; numerosi sono anche i prodigi che le si attribuiscono in questo periodo.

Il venerdì Santo del 1432, Rita si ritirò in preghiere per la Passione di Cristo, e al termine della predica liturgica ricevette il prodigio più grande: una delle spine della Croce conficcata nella fronte. Questo prodigio è uno dei pochi esplicitamente rappresentati nelle iconografie, agiografie, e biografie in generale prodotte sulla vita della Santa. Un supplizio che durò 15 anni, una parte della sofferenza patita dal cristo sulla Croce; ma piuttosto un dono a conferma della natura unica dell’animo di Rita.

Le reazioni e la devozione popolare

La pia fama di Santa Rita aveva già raggiunto molti luoghi lontani da Cascia, ma la manifestazione della Passione la costrinse ad una vita di dure rinunce. La piaga era sempre purulenta, e le impediva l’esercizio dei più semplici compiti. Era segregata, lontana dalle opere di carità che l’avevano resa la serva di Dio che voleva essere.

La badessa per prima si prese cura dello stato di Santa Rita; considerata la santa dei miracoli impossibili, deve questa nomea ad atti verificatisi anche in vita e non per forza riconducibili alla spina. Nel 1146, in occasione della canonizzazione di San Nicola da Tolentino (figura che tra le altre la ispirò per tutta la vita), volle compiere un viaggio a Roma. Di fronte alle rimostranze mostrate dalla badessa per lo stato della piaga, questa scomparve, per riapparire solo al rientro di Santa Rita a Cascia.

Santa Rita da Cascia: la morte

Negli ultimi anni Santa Rita trascorse molto tempo a letto malata. Era provata dalla piaga e giunta ormai al termine della vita. Si spense il 22 maggio 1447, non prima di aver mandato la cugina a recuperare l’anima dei cari congiunti. Questo aneddoto racconta che, in punto di morte, Rita mandò la cugina nel giardino della casa di famiglia, con la richiesta di recuperare una rosa e due fichi. La ragazza comprese la richiesta solo dopo aver trovato nell’orto quanto la Santa richiedeva; i fichi e la rosa rappresentavano la salvezza delle anime del marito e dei due figli. Ottenuti questi attributi al suo letto si presentarono delle api nere, e la Santa spirò. Fu canonizzata solo nel 1900.

Simbologia e culto

I simboli di Santa Rita da Cascia sono la spina, la rosa e le api. La spina si riferisce al supplizio concessole da Dio, in risposta al desiderio di Rita di vivere la Passione. La rosa simboleggia la purezza delle anime dei congiunti, ottenuta con l’amore e la devozione alla famiglia. Le api hanno un significato molto più profondo: senza soffermarsi alla leggenda che le vuole presenti bianche alla nascita della Santa, e nere alla sua morte, le api sono simbolo di lavoro comunitario. Tutte hanno un compito specifico, ma nello svolgerlo contribuiscono al benessere dell’intera comunità alvearia. Un po’ la metafora dello spirito conventuale che animava le comunità religiose dell’epoca, inclusa quella di Rita.

Il culto è vivo sin da subito dopo la morte. L’originale inumazione nella Santa Cassa, così viene definita la bara in legno semplicissima in cui il corpo fu deposto dopo la morte, è conservata nella cella in cui ella si ritirava e in cui morì. L’attuale collocazione è una teca di vetro nel santuario omonimo, che contiene un’urna in stile barocco con i resti della Santa. Il corpo emana da sempre un odore molto piacevole ed inspiegabile, fatto che contribuisce a rendere meravigliosa l’eperienza di preghiera sulla sua tomba. Al di la dei miracoli impossibili, recarsi al santuario di Santa Rita da Cascia e scoprirne chi era, regala una pace inconfondibile e taumaturgica per l’animo.

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Digital designer and brand curator con la passione per storia, funzionamento e riproduzione (a mano libera, su carta e in digitale) di tutto ciò che osservo. Prediligo il lavoro in team e sono sempre bendisposta al confronto di idee dal quale traggo ispirazione e insegnamento. Ho lavorato e lavoro da anni a contatto con il pubblico e mi auguro di poter continuare a comunicare agli altri le mie idee, non solo a parole ma con l’illustrazione, la fotomanipolazione, la post-produzione e tutte le tecniche rappresentative che approfondirò. Vorrei anche essere un ingegnere, ma questa è un'altra bio.

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