Chi era San Celestino V

San Celestino V, il Papa del gran rifiuto, fu soprattutto un eremita. Come mai un papa si ritira dal suo incarico? Chi era San Celestino V?

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San Celestino V, anche detto il Papa del gran rifiuto, fu soprattutto un eremita. Si è tornati a parlare di lui nel 2013, quando Benedetto XVI rinunciò al soglio pontificio in favore di una vita di ritiro e preghiera. Come mai un papa, ma prima di tutto un teologo, si ritira dal suo incarico? Cosa lo spinge a rinunziare al seggio in virtù di una vita monacale? Chi era Celestino V?

Celestino V: la gioventù e l’ascetismo

Per capire chi era San Celestino V torniamo per un po’ al XIII secolo. Pietro Angelerio nasce in un paesino del Molise tra il 1209 e il 1215; i genitori erano contadini, e lo avviarono subito alla carriera ecclesiale. Pietro manifestò sin da bambino la predisposizione ad una vita ascetica, ecco perchè si ritirò molto giovane in un eremo sul Monte Morrone. Oggi, quell’eremo, è conosciuto come eremo di Celestino, e il nostro Santo verrà sempre identificato come Pietro da Morrone.

Nel 1240 si recò a Roma dove prese gli ordini; solo un anno dopo tornò sulla Majella dove riprese l’eremitaggio in una grotta austera e isolata. Conduceva una vita molto semplice, dalla quale si allontanò solo pochi anni più tardi per fondare la Congregazione dei frati di Pietro da Morrone.

Nel 1273, per presenziare al Concilio di Lione, vi si reca a piedi in inverno. La fama di uomo santo lo precedeva: al suo arrivo, il papa, gli chiese di dire messa di fronte ai padri conciliari presenti. L’obiettivo di Celestino era quello di impedire la soppressione del suo ordine, il risultato che conseguì fu quello di confermarne del tutto l’esistenza e la validità.

Celestino V: 192° papa della Chiesa cattolica

Nel 1292, anno del conclave per eleggere il 192° papa, Celestino aveva circa 80 anni. Si era quasi convinto dell’arrivo della fine, e l’attendeva nella pace dell’eremitaggio che aveva praticato per tutta la vita. Nel frattempo si era sviluppata un’epidemia di peste, e i lavori del conclave si erano interrotti per riprendere un anno più tardi a Perugia. Con un porporato in meno e quindi un seggio vacante.

Passarono altri due anni prima che la situazione subisse una svolta definitiva: minato dalle ingerenze del Re di Napoli, e dalle sommosse popolari, il conclave si trovò alle strette. Nel 1294, pressati dalla politica e con in mano una profezia nefasta fatta proprio dall’eremita abruzzese, i cardinale elessero Celestino V al soglio di Pietro. Questa elezione fu più la ricerca di un papa di facciata: alla Chiesa serviva qualcuno che ricevesse il consenso popolare avvalorando la santità dell’istituzione. Chi meglio di un povero e pio eremita?

Entrata dell’Eremo di San Celestino V su Monte Morrone

Chi era Celestino V: il breve pontificato

Celestino era totalmente privo di abilità politiche: non era formato per questo compito, ed era anche molto anziano; la “vittima” perfetta per una Chiesa che agiva soprattutto per alleanze e complotti. I cardinali non si erano accordati su una figura unanime da proporre al mondo cristiano, quindi ne avevano scelta una che il mondo gradiva ma non loro.

Forse pensavano di pilotarlo, o più bonariamente di guidarlo, all’interno della burocrazia vaticana; magari credevano di poter mantenere l’immagine di una Chiesa povera per i poveri, in luogo di accordi politico-economici volti ad accrescere il potere ecclesiale. Non possiamo sapere esattamente cosa pensarono i cardinali eleggendo Celestino, sappiamo però che egli ricevette la notizia nel suo eremo sulla Majella, e solo 3 mesi più tardi.

Ci è giunta una descrizione del momento, grazie alla testimonianza di uno dei messi pontifici, Iacopo Stefaneschi:

[…] un uomo vecchio, attonito ed esitante per così grande novità con indosso […] una rozza tonaca

Iacopo Stefaneschi, Opus Metricum

Così apparve loro Celestino. Un uomo, o meglio un fraticello, che aveva già capito dove lo avrebbe portato quest’ultima avventura. Tanto da inginocchiarsi egli stesso in risposta all’atto dovutogli dai messi. Pregò molto, subito dopo, e pianse; con molta sofferenza accettò l’incarico affidatogli, consapevole di essere stato chiamato a servire il Signore con il suo sacrificio.

Appena ufficializzata l’elezione, il Re Carlo II d’Angiò si recò dal nuovo papa per accompagnarlo in corteo a L’Aquila, città scelta da Celestino per l’incoronazione. Questa, avvenne il 29 agosto del 1294, nella nuova Basilica di Santa Maria di Collemaggio; una basilica fortemente voluta dal frate molisano, ed edificata nel punto in cui Celestino ebbe la visione della Vergine che gliene ordinava la fondazione.

Il pontificato

Il primo provvedimento adottato dal nuovo Papa, fu l’emanazione delle cosiddetta Bolla del Perdono: conservata ancora oggi a L’Aquila, nel palazzo comunale, stabilisce l’indulgenza plenaria per chi pratica i riti previsti dalla Bolla: digiuno, confessione, ma più di tutto il passaggio sotto la Porta Santa della Basilica di Collemaggio a L’Aquila (dove venne incoronato papa), tra i vespri del 28 agosto e il tramonto del 29. Dal 1295, ogni anno L’Aquila celebra il giubileo celestiniano, tenendo vivo il desiderio del Papa eremita di una chiesa che accoglie e che perdona.

Conscio dei gravi problemi di Roma, Celestino stabilì la nuova sede papale a Castel Nuovo di Napoli. Ivi si affidò completamente nelle mani di Carlo d’Angiò, nominandolo maresciallo del conclave e risolvendo le sue dispute con gli aragonesi sul Regno di Sicilia. Forse, fu soprattutto questo a indisporre la curia verso il nuovo pontefice; e forse, fu proprio la curia a spingerlo velocemente verso la decisione di abbandonare. Sappiamo per certo che un ruolo importante lo ebbe il cardinale Caetani: il futuro Bonifacio VIII ambiva al soglio pontificio, e per arrivarci aveva immaginato una lunga carriera come consigliere personale del papa. Di certo non aveva immaginato di essere il consigliere di un papa rinunciatario.

Celestino V: la rinuncia al pontificato

Il sacrificio di Pietro da Morrone durò 4 mesi. Dopo lunghe riflessioni, avvalorate dal consigliere Caetani esperto di diritto canonico, e dopo le preghiere di Carlo d’angiò di non abbandonare il soglio, Celestino rinunciò all’incarico. Il testo originale della Bolla ci è pervenuto grazie ad una copia redatta dallo stesso Bonifacio VIII. In essa si legge testualmente:

Io Papa Celestino V, spinto da legittime ragioni, per umiltà e debolezza del mio corpo e la malignità della Plebe [di questa città], al fine di recuperare con la consolazione della vita di prima, la tranquillità perduta, abbandono liberamente e spontaneamente il Pontificato e rinuncio espressamente al trono, alla dignità, all’onere e all’onore che esso comporta, dando sin da questo momento al sacro Collegio dei Cardinali la facoltà di scegliere e provvedere, secondo le leggi canoniche, di un pastore la Chiesa Universale.

Celestino V, Bolla Pontificia 13 Dicembre 1294, Napoli

Come si può vedere, San Celestino V era si ignorante, ma non stolto; si era accorto di come la sua elezione fosse stata utile al profitto della chiesa, e di come la carica di Pontefice fosse più vicina a quella di re piuttosto che di pastore di anime.

Da questo momento in poi gli storici non concordano più sul destino di Celestino V. Le fonti più attendibili, ci dicono che dopo la rinuncia venne allertato da alcuni cardinali che gli erano fedeli: questi gli dissero che era in atto un complotto verso la sua persona, per imprigionarlo ed evitare che diventasse un simbolo di possibili ribellioni. Non ci è dato sapere davvero se a capo della cospirazione ci fosse Bonifacio VIII, il nuovo Papa eletto dopo appena 12 giorni dalla destituzione del precedente; in ogni caso Celestino partì subito per la Majella, con l’obiettivo di imbarcarsi e fuggire in Grecia dove morire in pace.

San Celestino V, il culto

Celestino venne arrestato prima di imbarcarsi, e condotto alla Rocca di Fumone per essere imprigionato. Quì morì il 19 maggio del 1296, lontano dalla vita ascetica tanto agognata.

Le spoglie mortali di San Celestino V riposano in un bellissimo sarcofago nella Basilica di Collemaggio a L’Aquila, città della quale è uno dei patroni. Negli anni si sono sviluppate numerose teorie sul trattamento riservato al papa rinunciatario durante la prigionia. Di certo sappiamo che morì isolato, e che il nuovo papa portò il lutto per tutto il periodo prestabilito. Fu canonizzato da Clemente V nel 1313, che accelerò di molto il rito avviato da Bonifacio a causa delle pressioni di Filippo il Bello e del furore di popolo.

Una piccola curiosità

A 700 anni esatti dalla canonizzazione, il corpo del Santo è stato sottoposto a totale restauro: ne è stata ricostruito il volto tramite una maschera d’argento modellata sui lineamenti della scatola cranica. Ad esso sono stati inoltre sostituiti i vecchi paramenti pontifici, con altri nuovi, e con un pallio speciale. Nel 2009 infatti, dopo il disastroso sisma che colpì la città de L’Aquila, Benedetto XVI omaggiò la salma dell’antico predecessore, donandogli il proprio pallio pontificio, indossato subito dopo l’elezione.

Un gesto molto più che simbolico: nessun papa, fino ad allora, aveva reso tale omaggio all’ultimo papa rinunciatario. Il momento è stato molto toccante, il giusto riconoscimento della Chiesa ad un papa che nel suo piccolo aveva contributo a plasmarla secondo il volere di Dio. Nessuno sapeva che quell’omaggio era un gesto di immensa comprensione; di li a poco Benedetto XVI, come Celestino V, rinuncerà al soglio pontificio. Non sapremo mai cosa sarebbe successo se questi due uomini non avessero umilmente accettato i propri limiti: di certo sappiamo che la loro rinuncia, per quanto atipica, ha segnato definitivamente la storia. La nostra storia.

SOURCEWikipedia
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Digital designer and brand curator con la passione per storia, funzionamento e riproduzione (a mano libera, su carta e in digitale) di tutto ciò che osservo. Prediligo il lavoro in team e sono sempre bendisposta al confronto di idee dal quale traggo ispirazione e insegnamento. Ho lavorato e lavoro da anni a contatto con il pubblico e mi auguro di poter continuare a comunicare agli altri le mie idee, non solo a parole ma con l’illustrazione, la fotomanipolazione, la post-produzione e tutte le tecniche rappresentative che approfondirò. Vorrei anche essere un ingegnere, ma questa è un'altra bio.

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