Chi era Sant’Eriberto di Colonia

Sant'Eriberto è celebrato il 16 marzo e i cristiani lo invocano, tra l'altro, per far piovere. Ma chi era davvero Sant'Eriberto di Colonia?

Sant’Eriberto è celebrato il 16 marzo e i cristiani lo invocano, tra l’altro, per far piovere. Ricordato per essere stato cancelliere di Ottone III e Arcivescovo di Colonia, chi era Sant’Eriberto di Colonia?

Sant’Eriberto di Colonia: gli inizi

Eriberto nacque intorno al 970 da famiglia nobile: questo suo status gli concesse di studiare in un’abbazia benedettina e di prendere i voti a soli 24 anni. Sempre nel 994 Ottone III lo nominò suo cancelliere, ruolo che ricoprirà fino alla morte del suo mecenate. Il sacro Romano Impero, eredità di Carlo Magno, vacillava dopo la crisi dell’843 risolta con il trattato di Verdun.

Soprattutto l’Italia fibrillava sotto la spinta di una primavera sociale, che pochi anni più tardi avrebbe portato alla nascita dei primi comuni. Ma era a Roma la situazione più grave, dove Ottone dovette sedare una rivolta scatenatasi subito dopo la sua incoronazione. Quando Ottone scese in Italia, Eriberto dovette seguirlo; nel 999, mentre si trovavano a Benevento, ricevette l’investitura ad Arcivescovo di Colonia direttamente dal Papa Silvestro II.

Al giovane imperatore, Eriberto probabilmente trasmise l’amore per l’Italia e la civiltà romana. Questo amore sarà una condanna per Ottone, che perderà la vita proprio in Italia a soli 22 anni. Roma gli si era rivoltata contro, l’amore per quella civiltà lo aveva distrutto. In quel momento Eriberto si trovava a Colonia ad assolvere i propri doveri di prevosto. Appena appresa la notizia si recò in Italia, dalla quale immediatamente ripartì per riportare le spoglie dell’imperatore in patria.

La santità e il culto

Il successore di Ottone, Enrico, non fu ugualmente propizio al consiglio e alla presenza di Eriberto, almeno inizialmente. Lo imprigionò per un periodo, per poi liberarlo successivamente privandolo di ogni privilegio e carica. La fama del futuro santo era già enorme, ma il cuore di Enrico non l’aveva ancora conosciuta. Fu solo dopo qualche anno che l’imperatore tornò a rivolgersi all’arcivescovo, e così farà molte altre volte.

Eriberto non era un politico: era un religioso a servizio dell’impero, una guida nell’indecisione e un faro nei momenti bui. Ma dopo l’esperienza con Enrico, rivolse la sua dedizione totalmente al ministero del suo ruolo. Imparò a fare davvero il vescovo al fianco degli ultimi, si occupò dei più poveri, degli ammalati, si impegnò viaggiando a conoscere tutta la sua diocesi.

Si impose una vita austera e severa, portava quasi sempre il cilicio. Eriberto fu acclamato come santo dal popolo mentre era ancora in vita: con frequenza durante i suoi viaggi nelle diocesi, gli venivano attribuiti miracoli. Durante una di queste visite, si interruppe una disastrosa siccità che avrebbe messo in ginocchio molte famiglie. Ecco perchè in molti lo ritengono il santo della pioggia.

Sant’Eriberto morì il 16 marzo 1021, in povertà in una delle abbazie da lui fondate vicino Colonia. La sua memoria non è legata solo ai miracoli ma anche alla dedizione: esempio mirabile, Sant’Eriberto ci insegna che dobbiamo sempre mettere tutto di noi in quello che facciamo. Anche se non ci rispecchia o appartiene, il sentiero tracciatoci dal Signore è sempre indispensabile all’equilibrio generale. Dobbiamo solo percorrerlo e agire nel Suo volere. Come Sant’Eriberto ha imparato a fare.

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Digital designer and brand curator con la passione per storia, funzionamento e riproduzione (a mano libera, su carta e in digitale) di tutto ciò che osservo. Prediligo il lavoro in team e sono sempre bendisposta al confronto di idee dal quale traggo ispirazione e insegnamento. Ho lavorato e lavoro da anni a contatto con il pubblico e mi auguro di poter continuare a comunicare agli altri le mie idee, non solo a parole ma con l’illustrazione, la fotomanipolazione, la post-produzione e tutte le tecniche rappresentative che approfondirò. Vorrei anche essere un ingegnere, ma questa è un'altra bio.