Chi era San Costantino

Si celebra oggi la memoria di San Costantino, re dell'odierna Cornovaglia e martire, da non confondere con il più famoso imperatore. Chi era San Costantino?

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Oggi 11 marzo, è celebrata la memoria di San Costantino. Purtroppo c’è confusione intorno a questa data: molti tendono ad identificare il santo di oggi con la figura di Costantino I detto il Grande, imperatore di Roma. Ma la ricorrenza del Santo imperatore cade il 21 maggio ed è celebrata solo dalla Chiesa Ortodossa e dai culti orientali. La Chiesa Cattolica celebra oggi la memoria di San Costantino, re dell’odierna Cornovaglia e martire; noi per non sbagliare faremo un excursus su entrambi.

Costantino I detto Il Grande

Del grande imperatore di Roma, che liberalizzò il culto di tutte le religioni dell’Impero, si sa molto anzi tutto: figlio di un cesare, era destinato al comando e alla grandezza sin da bambino. Comando che raggiunse nella maturità e non senza conseguenze; la scia di sangue generatasi, sarà per lui fonte di grande sofferenza, ma anche linfa per la sua discussa conversione.

Secondo la tradizione, la conversione di Costantino iniziò in seguito all’apparizione di una croce con le parole “In hoc signo vinces“: Costantino si trovava nei pressi di Torino impegnato in una campagna contro Massenzio. Dalle fonti sappiamo che Costantino si era alleato con Licinio al fine di deporre l’Augusto d’Occidente. Proprio nei pressi del capoluogo lombardo lo sconfisse una prima volta, prima della vittoria definitiva conseguita a Verona. Che fosse stato per intervento divino, o per il destino drammatico dei suoi avversari, Costantino divenne Cesare e poi Augusto dell’Impero d’Occidente.

Le opinioni sul rapporto di Costantino con il Cristianesimo sono controverse: c’è chi ritiene la sua conversione autentica e chi invece la ritiene un’astuta mossa politica. Qualunque sia la verità, l’Imperatore passerà alla storia come il più santo tra i suoi pari, colui che per primo si convertì e convertì l’impero. Alcuni lo definiscono tredicesimo apostolo. Sappiamo con certezza che si adoperò per riscoprire proteggere e valorizzare i sacri siti cristiani come il Golgota e il Santo Sepolcro. In ottemperanza a questo impegno, insieme a sua madre Sant’Elena, recuperò le Sante reliquie per preservarle da furti ed atti vandalici. A lui si deve il potere temporale dei papi, che riconobbe ufficialmente durante il pontificato di S. Silvestro I. La sua conversione si compì definitivamente sul calare della vita: fu battezzato cristiano poco prima di morire, nel 337 d.C.

San Costantino I e Sant’Elena

Costantino Re e martire

Meno famoso ma riconosciuto dalla Chiesa Latina, il Costantino onorato oggi fu appunto un re ma anche un martire; molto più vicino all’idea di santità che ha la stragrande maggioranza di noi. Il suo percorso di fede è simile a quello di altri santi trattati sin quì, e passa per il peccato, il pentimento e la finale redenzione; Costantino però, aveva in più il potere di decidere sulle vite degli uomini. Chi più di un uomo venerato come Dio è portato a chiedersi se seguirlo o perdersi?

Costantino visse nel VI sec d.C in Damnonia, l’attuale Cornovaglia, una terra in cui la parola di Dio era arrivata da solo un paio di secoli. Immaginiamo un’Inghilterra diversa da quella che conosciamo oggi: una moltitudine di popoli barbari, riuniti in poco più che insediamenti tra il vallo di Adriano e le coste francesi, e che solo 150 anni più tardi avrebbero costituito i regni di Wessex, Northumbria, Essex, Mercia, ecc… In un paese in cui tutto è ancora in pieno movimento e la stabilità ben lontana, l’opera degli evangelizzatori era fortemente in difficoltà. Ma non ferma.

Costantino re scellerato

Come re della Damnonia, Costantino compie numerosi delitti e nefandezze: Gildas racconta che egli ripudiò e allontanò/rinchiuse la moglie per poter commettere adulteri, che si introdusse in convento vestito da abate e uccise tutti i suoi nemici ai piedi dell’altare. A Costantino di Damnonia potrebbero fare riferimento anche figure letterarie dei cicli arturiani, che citano proprio l’episodio del convento. Nonostante la vita sacrilega e sanguinaria, solo alla morte della seconda giovane moglie conobbe il pentimento e la conversione; alcuni dicono che abbia incontrato San Petroc e che si sia, di conseguenza, votato alla vita religiosa ritirandosi nel monastero di San David.

San Costantino martire

Di certo sappiamo che si ritirò a vita monacale. Il viaggio era appena cominciato: Costantino attraversò il canale di Bristol e si recò in Irlanda dove ricevette l’ordinazione presbiteriale. Ivi conobbe altri mirabili esempi di vita santa come San Columba e San Kentingern: furono loro ad ispirarlo nella missione di evangelizzare i Pitti, popolazione indigenza dell’odierna Scozia.

In Scozia ottenne risultati esemplari; fondò il monastero di Govan e da li svolse il suo apostolato. Le conversioni furono numerosissime e costituirono le radici di quella solidità cattolica che si scontrerà fortemente con il protestantesimo dei Tudor. Ovviamente il lavoro esemplare del nostro Costantino non poteva passare inosservato.

Il 9 maggio 576 d.C., secondo alcune fonti, San Costantino rimase vittima di una rappresaglia dei Pitti. Si dice che il suo corpo venne ritrovato trucidato da fanatici pagani, e trasportato nella chiesa di Govan dove venne sepolto. Ancora oggi il luogo è meta di pellegrinaggio. Alla fine l’opera di evangelizzazione non andò perduta: Costantino fu il primo, di tanti martiri, a versare il proprio sangue in Bretagna per la diffusione del Vangelo. Rimane di Lui l’ardore con il quale predicava la vera fede.

Le eredità di San Costantino

Che lo si cerchi come imperatore o come re martire, le eredità dei due santi sono la fede e la devozione; fede nel messaggio da trasmettere, devozione nel farlo al meglio possibile. Poco importa il potere che si ha in mano se non si sa scegliere bene della propria e della vita altrui. Essere giusti e vivere in Cristo è una prova a cui ognuno di noi viene sottoposto, ancora di più lo è chi esercita il potere; sono uomini come i nostri santi, che avevano la possibilità di gestire le vite degli uomini ed hanno seguito strade diverse. Entrambi hanno agito per il bene del prossimo nella loro vita di redenzione, ma mentre il primo ha continuato a gestire il potere cercando di asservirlo allo scopo, l’altro lo ha abbandonato, riconoscendo la propria debole natura umana fortificabile solo vicino all’amore di Dio.

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Digital designer and brand curator con la passione per storia, funzionamento e riproduzione (a mano libera, su carta e in digitale) di tutto ciò che osservo. Prediligo il lavoro in team e sono sempre bendisposta al confronto di idee dal quale traggo ispirazione e insegnamento. Ho lavorato e lavoro da anni a contatto con il pubblico e mi auguro di poter continuare a comunicare agli altri le mie idee, non solo a parole ma con l’illustrazione, la fotomanipolazione, la post-produzione e tutte le tecniche rappresentative che approfondirò. Vorrei anche essere un ingegnere, ma questa è un'altra bio.

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