Chi era San Raimondo de Penafort

Un santo antico come il culto che ne celebra la commemorazione il 7 gennaio. Ma chi era San Raimondo de Penafort? Perchè ne ricordiamo la memoria?

Un santo antico come il culto che ne celebra la commemorazione il 7 gennaio. Ma chi era San Raimondo de Penafort? Perchè ne ricordiamo la memoria?

Raimondo ebbe una vita lunghissima ma poco documentata: tutto ciò che sappiamo ci è pervenuto per sua stessa volontà. Ad essere carenti sono soprattutto le informazioni sulla sua gioventù, infatti la data di nascita è stimata intorno al 1175 perchè si è certi che Raimondo è morto centenario nel 1275. Penafort, o meglio Penyafort, identifica un castello in Catalogna che si pensa appartenesse alla sua famiglia, a detta di alcuni imparentata con la casa reale d’Aragona. Iniziò gli studi di retorica e filosofia a Barcellona, ma a vent’anni si trasferì a Bologna per laurearsi in diritto canonico. Proprio nel capoluogo emiliano, Raimondo muove i primi passi verso la conversione all’ordine dei frati predicatori. Ivi, mentre insegna diritto, gli viene proposto di diventare canonico della Cattedrale di Barcellona, incarico che egli accetta. Prima di rientrare in patria però, ha l’ occasione di incontrare San Domenico di Guzman, e di poter entrare a contatto per la prima volta con quello che sarà il suo destino.

Raimondo de Penyafort: dottore e predicatore

Appena tornato in patria, e a pochi giorni dalla morte di San Domenico di Guzman, Raimondo entra nell’Ordine domenicano. Nonostante gli incarichi ecclesiastici, come quello di raccogliere ed editare tutte le decretali in una sola opera chiamata “Liber Extra“, Raimondo segue alla lettera le regole della vita domenicana. Ne aggiunge alcune egli stesso, insoddisfatto delle penitenze e austerità già in vigore. Redige inoltre “Summa de Casibus Poenitentiae“, una raccolta di casi di coscienza utili all’atto di penitenza. Raimondo è anche il confessore di Giacomo I d’Aragona, incarico questo che sarà teatro di uno dei suoi miracoli.

Nel 1238 Raimondo di Penafort è eletto Maestro generale dell’Ordine domenicano: a questa data egli è attivo soprattutto nella evangelizzazione degli infedeli. A tale fine chiede a Tommaso D’Aquino di redigere un testo con adeguate conoscenze intellettuali, necessarie a controbattere le obiezioni dei musulmani. L’opera, conosciutissima ancora oggi, è la “Summa contra gentiles“.

Perchè ricordiamo San Raimondo da Penafort?

Raimondo compie il tratto più difficile del suo cammino mentre è già avanti con l’età: essere superiore del suo ordine gli richiede continui viaggi a piedi per l’Europa, è costretto ad andare da un convento ad un altro e da un problema all’altro. Il suo ruolo lo richiede, ma al contempo lo allontana da quella sospirata vita di lavoro e preghiera che egli anela da tutta la vita. Ha settant’anni quando può lasciare l’incarico e tornare a dedicarsi alla vita dell’ordine. Gli sta a cuore la formazione dei nuovi frati, perchè crede, e questo è il suo più grande insegnamento, che l’Ordine domenicano debba crescere; per farlo deve farsi conoscere, interessare, convincere, dotarsi di tutti gli strumenti indispensabili a permettere l’agire sereno dei nuovi predicatori. Raimondo crede fermamente che il primo passo per evangelizzare i non credenti, o per discutere con i dotti di altre dottrine, sia quello di conoscere la materia dell’interlocutore, ecco perchè istituisce due scuole una di cultura ebraica ed una araba. Muore a Barcellona, dove riposa, nel 1275, dopo aver vissuto un vita lunghissima, esemplare e nella pienezza di Dio.

San Raimondo de Penafort fu un uomo moderno per il suo tempo, un uomo umile desideroso solo di vivere la sua vita in comunione con Cristo. Quanto fatto per valorizzare il suo Ordine è visibile ancora oggi, anche nei testi e nei riti adottati dalla Chiesa; perchè la missione di Raimondo era una sola, evangelizzare, e farlo non per obbligo divino ma per volontà terrena dell’uomo libero.

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Digital designer and brand curator con la passione per storia, funzionamento e riproduzione (a mano libera, su carta e in digitale) di tutto ciò che osservo. Prediligo il lavoro in team e sono sempre bendisposta al confronto di idee dal quale traggo ispirazione e insegnamento. Ho lavorato e lavoro da anni a contatto con il pubblico e mi auguro di poter continuare a comunicare agli altri le mie idee, non solo a parole ma con l’illustrazione, la fotomanipolazione, la post-produzione e tutte le tecniche rappresentative che approfondirò. Vorrei anche essere un ingegnere, ma questa è un'altra bio.